Speciale Val Varaita

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Nel corso del '98 e' stata effetuata il ritrovamento e la coltivazione ( che si e' in pratica conclusa nel '99 ) di un filone mineralizzato in alta Val Varaita che ha portato al ritrovamento di eccezionali campioni di epidoto in abito alpino su quarzo e/o albite.   Il materiale ritrovato ha raggiunto i tavoli delle fiere italiane solo nel corso del '99 e ora attraverso questo sito viene offerto a un pubblico piu' vasto.  Di seguito viene fornita una breve descrizione della localita' di ricerca.

 

Inquadramento della località

La Val Varaita e' una stretta e isolata Valle della provincia di Cuneo ( famosa per il suo vino e i suoi tartufi ) e si incunea all'interno dell'arcopanorama1.jpg (13331 byte) alpino fino al valico con la Francia ( Passo dell'Agnello - 2950 m.  s.l.m. ) transitabile solo nei mesi estivi ( ...e quando non capitano improvvise nevicate ).    Tale Valle, per la sua posizione molto complessa da raggiungere, e' rimasta per lungo tempo esclusa dai principali flussi turistici e anche ora rivela una natura molto genuina e poco contaminata.  Lo stesso versante francese e' caratterizzato da un'area di alta quota con poche vie di comunicazione e scarsi centri abitati.  

 

 

Inquadramento Geologico

Da un punto di vista geologico la zona si inquadra nel settore delle Alpi occidentali , in particolare Alpi Cozie e Marittime. Le successioni affioranti sono di età permiana appartenenti al ricoprimento del gran S. Bernardo. Il sistema permiano è rappresentato da due gruppi principali di rocce :

Vulcaniti di varia natura, più o meno trasformate in rocce scistose ad opera del ciclo orogenico-metamorfico alpino

scisti sericitici di vario tipo

Nel primo gruppo rientrano rocce riolitiche erio dacitiche passanti a porfitoidi quarziferi sericiticie muscovitici.

Al secondo gruppo appartengono scisti sericitici muscovitici, scisti sericitici quarzoso feldspatici e scisti sericitico-cloritici a quarzo ed epidoto. In queste rocce, generalemte molto laminate e fogliettate si impostano vene albitico-quarzose, genralmente lungo le zone di fagli del tipo di quella coltivata in Val Varaita.

Arrivare sulla zona di ricerca

Raggiungere la località di interesse mineralogico e' molto complesso e soprattutto richiede un impegno dal punto di vista fisico nongrp01.jpg (16744 byte) indifferente; in primo luogo e' utile chiarire che per garantire un adeguato tempo di permanenza sul sito e' necessario preventivare almeno due giorni per arrivare nel punto di partenza, salire in circa tre ore al punto di interesse, effetuare la ricerca e rientrare alla base; la situazione ideale ovviamente richiede di impegnare piu' giorni ( ......dormendo in quota). Comunque risalendo la Val Varaita lungo la provinciale che percorre la valle si raggiunge il piccolo paese di Chianale situato ai piedi del Col dell'Agnello posto a quota 1800 m slm.  Poco prima della sbarra da cui parte la strada per il valico dell' Agnello  che porta in territorio francese si dirama sulla sinisscavo.jpg (20019 byte)tra il sentiero n°18. che e'necessario costeggiare per un lungo (......o lunghissimo, dipende dai punti di vista ) tratto fino al Col Longet e relativo passo   ( riconoscibile per una casupola diroccata a fianco del sentiero ).  A questo punto e' necessario lasciare il sentiero e inoltrarsi lungo costa sulla destra risalendo progressivamente il fianco del monte; procedendo inquesta direzione si raggiunge uno sfasciume di rocce lungo il quale a mezza costa si trova la zona di ricerca ( difficilmente individuabile da lontano ) posta circa a quota 3100 m slm.  Come detto, partendo da Chianale, il tempo di percorrenza necessario per raggiungere la localita' di ricerca e' circa 3 ore, ......anche se tale tempo e' fortemente influenzato dal passo della persona, dai compagni di strada, e dal tempo impiegato per trovare la strada corretta.    Il tempo in quota varia molto rapidamente ( noi siamo passati dal sole cocente, alla pioggia, alla nebbia e anche un po' di neve in Agosto ) quindi consigliamo a chi volesse intraprendere questa ricerca molta prudenza.

 

La campagna di scavo

Il ritrovamento è stato fatto da due ricercatori di Pinerolo, noti per questo ed altri importanti ritrovamenti di minerali alpini. La mineralizzazione è una tipica mineralizzazione alpina da fessura . Si tratta di usilcap.jpg (24565 byte)na serie di vene più o mneno anastomizzate formate da un insieme di fessure mineralizzate con albite bianca e talora verde, epidoti molto lucenti e perfettamente cristallizati e quarzo. Il riempimento della vena era molto vacuolare e fessurato in modo da permettere la coltivazione dei cristalli molto facile con l'ausilio di leve e palanchini e permettendo di estrarre molti dei campioni con le mani.

Le dimensioni della vena mieralizzata sono ben visibili nelle foto associate dove si possono vedere due di noi "ospitati" nella vena. Ancora adesso è possibile fare dei buoni ritrovamenti specialmente nella discarica formata dai resti della coltivazione. Alcune vene più piccole e meno sviluppate sono presenti nelle vicinanze, ed anche in esse è possibile trovare alcuni buoni campioni.   Durante la raccolta, nello scegliere i campioni da portare a valle   considerate che ci sono quasi tre ore di camminata in discesa per ritornare al punto di partenza ed anche se in discesa è comunque molto faticoso...

Minerali Ritrovati

Epidoto: comune. Si tratta generalmente di gruppi e ciuffi di cristalli estremamente lucenti di colore da verde chiaro a verde scuro, generalmente trasparenti che risultano particolarmente interessanti quando assumono la caratteristica configurazione a ventaglio o a semi-ventaglio. Le dimensioni massime raggiungono i 2-3 centimetri e l'effetto estetico dei cristalli verde scuro lucenti sulla matrice albitica è veramente notevole.

Albite: comune. Si tratta del minerale che mineralizza la vena.  Si presenta in cristalli centimetrici e pluricentimetrici estremamente brillanti e bianchi. Talora la presenza di bissolite rende rende i cristalli verdi ma sempre brillanti.

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